Parliamone
Anche le cose semplici vanno domandate

”Perché poi è bello raccontarsi del perché ci piace una cosa. Non è sempre scontato. È bello. Ma perché? Che ti è piaciuto? E quindi, insomma, ne abbiamo parlato.”
Ciao ciao e benvenuti a Distrazioni #120. È successo che stessi parlando con il mio migliore amico del fatto che, ogni volta che esco con questa newsletter, vorrei sapere cosa ne pensa chi la legge. Tutto questo, nella mia testa, dovrebbe essere una conversazione, gli ho detto. Io i miei pensieri più o meno li conosco, la cosa che mi interessa è dove portano, una volta esternati. Ecco perché ogni volta che ricevo un feedback, un commento, un mi è piaciuto questo numero, comincio a fare domande, a chiedere perché e cosa in particolare e in che modo ti ci ritrovi e poi ci ragiono per la settimana successiva. Avevo in corso questo flusso di coscienza quando ho ascoltato la puntata di un podcast che troverete più in giù nella lista, e mi sono imbattuta in quella che ho usato come citazione di apertura. Lunga premessa per una cosa che, in fondo, può trasformarsi in un invito semplice: se vi va, parliamone. A me andrebbe, e prima o poi forse era giusto esplicitarlo.
1. Iniziamo con un film che è già tra i miei preferiti di quest’anno, parla in modo accurato dei posti in cui sono cresciuta e solo a ripensarci mi si stringe lo stomaco. Le città di pianura (2025) è un on the road tra le province del Veneto mosso dalla ricerca di “bere l’ultimo”, con protagonisti due amici di sempre e un terzo compagno di avventure che, come nelle migliori storie, è capitato per caso sulla loro strada. Quello che c’è in questo racconto è il senso di amicizia impossibile da spiegare ma che Pierpaolo Capovilla* e Sergio Romani sono incredibili nel rendere; c’è la laurea con il papiro e il dottore del buso del c*l che ogni veneto si è subìto il giorno della discussione; l’affetto verso un ragazzo sconosciuto, l’intellettuale impacciato, che non possono lasciare al proprio destino senza prima averlo battezzato alla vita; c’è una colonna sonora ipnotica; ci sono i bacari, il pranzo vista colline e tanto, tantissimo vino; la villa cinquecentesca che rischia di essere fatta fuori per il passaggio di un’autostrada; la tomba Brion (ricordate?). Quello che non c’è è Rovigo, perché “Rovigo non esiste”, naturalmente.
* Per una dose extra di nostalgia, sono andata a cercare la data in cui l’avevo visto col suo Teatro degli Orrori, all’Home Festival di Treviso. Era l’8 settembre 2012. Rip anche Home Festival, i primi anni sono stati bellissimi.
2. Se vi foste mai chiesti come se la passava Penelope mentre Odisseo era intento a vivere la sua epica vita, Margaret Atwood ha dato voce alla sua storia ne Il canto di Penelope, appunto. Un romanzo avvincente ma pieno di ironia in cui la sposa conosciuta per tessere e disfare la sua tela (che precisa trattarsi di un sudario, non una tela), racconta dall’Aldilà, finalmente, la sua versione dei fatti. Come sia stata scelta per il matrimonio e finita a vivere a Itaca per poi trovarsi giovanissima e sola, tormentata dalle ancelle, dai pretendenti e dalle voci su sua cugina, la Elena per cui Odisseo è dovuto partire per Troia. Intervallati ai suoi racconti, i canti delle ancelle, che offrono il loro punto di vista sulla vicenda.
3. Molte grazie a mio nipote Fede per avermi consigliato Following (1988), esordio di Christopher Nolan alla regia di un lungometraggio. Un giovane e inquieto scrittore si mette a seguire la gente, prima per noia, poi sempre più spinto dal suo interesse per le loro vite. (Breve parentesi per dire che, tolta la parte inquietante e morbosa, ho trovato davvero facile identificarmi nelle sue parole iniziali. Quant’è attraente osservare le esistenze altrui?). Tutto pare sotto controllo finché non incontra Cobb, ladro per professione, che finisce per insegnargli il suo mestiere e stile di vita. Non aggiungo altro, se non l’avete ancora guardato è il momento di recuperare questo noir gradevolissimo, con tanti bei dialoghi e colpi di scena ingegnosi.
4. La citazione che introduce il numero di oggi viene da questa puntata di Parlarne tra amici, il podcast di Daria Bignardi con Silvia Righini, Stefano Sgambati e, stavolta, ZUZU (è sua l’immagine di apertura). Un episodio tutto dedicato ai fumetti, da Topolino e Snoopy fino a Gipi e Zerocalcare, con l’intervento dell’autrice di Ragazzo (e Giorni felici - Distrazioni #11, e Cheese - Distrazioni #16). È stata una conversazione profonda, piena di stimoli (nuovi graphic novel messi in lista) e incursioni nell’affascinante mondo interiore di Zuzu. Fare gli scatoloni per il trasloco, nel frattempo, è stato molto più interessante del previsto.
5. A proposito di fumetti, è nata una rivista che è La fine del mondo. Ideata da Maicol & Mirco, ha il pregevole ruolo di riunire la crème dei fumettisti italiani con le loro storie inedite, a costo ridottissimo. Non so dire quanto ne avessi - e ce ne fosse - bisogno.

6. Luis ha fatto il ranking delle mafie italiane sulla base dell’indice di soddisfazione dei lavoratori. Che dire.
7. Qualcuno ogni tanto deve ricordarcelo: literally just do things.
It’s just a matter of not waiting. When you wait, you lose momentum. And momentum is incredibly powerful because when you’re inspired, you act—and you do it with enthusiasm. Honestly, being able to take advantage of inspiration when it strikes is one of the most satisfying feelings. You’re doing yourself a service by acting on your desires and dreams when it feels fun to do so.
8. Per coincidenza questa settimana ho guardato due film con Josh O’Connor: il terzo Knives Out, Wake up dead man, e The Mastermind. Sorprendentemente, nel ruolo del parroco ex pugile mi è piaciuto molto di più. (In Mastermind speravo anche in una presenza un po’ più importante di Alana Haim, che certo coi suoi silenzi ha pesato molto ma mi ha lasciato con un senso di attesta e incompletezza. Peccato.)
9. Prima puntata di Come c***o hanno fatto del 2026: da vedere. Ho molto apprezzato la coreografia dei soldati in Stranger Things e la follia di Tom Cruise nell’ultimo Mission Impossible - serie cinematografica a cui non sono per niente legata ma mi appassionano molto i dietro le quinte. Sui futuri traumi dei bambini attori di Weapons (così come di tanti altri film) vorrei ci fosse un format a parte.
10. ARIA è il progetto pazzesco di una mia cara amica del passato. Autodidatta da sempre, dotata di una sensibilità artistica rara, mi ha ricordato con questi cinque pezzi quanto mi sia mancato sentirla suonare e scrivere, negli ultimi anni. Vi lascio alla sua presentazione dell’album e spero vi potrete perdere nel suo ascolto. A me, ha portato lontanissimo.
Grazie per aver letto fino a qui. Non sono sicura riuscirò ad assemblare una nuova lista per martedì prossimo, quel che è certo è che una nuova scintillante postazione mi aspetta nella casina e non vedo l’ora di scrivervi da lì. A presto.
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Veronica


