Non lo so
E perché nessuno lo dice

Buongiorno e benvenuti alla puntata #127 di Distrazioni. Come state? Questo giugno mi è sembrato lunghissimo ma ora che è finito mi dico di già? Strana la percezione del tempo. Ma passiamo all’elenco con le cose che ho selezionato per voi dalle mie ultime due settimane. Buona lettura!
1. C’è un concetto, in Don’t call it art, che mi risuona da tanto e che Austin Kleon ha messo nero su bianco nel primo capitolo: nobody knows anything. Qui si parla di lavoro creativo, ma penso valga anche per altri ambienti: la verità è che nessuno sa niente, l’ultimo progetto non ti assicurerà di sapere come fare il prossimo, e quello che ha già funzionato non è detto che funzionerà ancora. Io trovo che dire “non lo so” sia un grande atto di coraggio - e consapevolezza: nessuno vuole dare l’impressione di brancolare nel buio, ma spesso è così. Ed è anche un vantaggio, da un certo punto di vista. Se nessuno sa come si fa qualcosa, puoi provare a inventartelo, e nessuno potrà dirti che non è il modo giusto di procedere. Per chiudere il cerchio, non so esprimere quanto mi ritrovi in questa citazione di Doris Lessing (mi è capitato in riunioni e presentazioni più spesso di quanto potrei ammettere):
I can’t remember any time in my life where I wasn’t sitting looking at the grown-up scene… and thinking, this must be some great charade they’ve all agreed to play.
Non ricordo un solo momento della mia vita in cui non fossi seduta a osservare il mondo degli adulti… pensando che dovesse essere una specie di grande farsa che avevano tutti accettato di recitare.
2. Passando invece a Quello che possiamo sapere, il romanzo dimostra come, anche quando abbiamo molte risorse su cui basarci e pensiamo di avere un quadro abbastanza preciso di come sono andate le cose, può essere che comunque non abbiamo capito niente. Al netto della storia (piena di colpi di scena, sfumature tra generi diversi, bella scrittura), il periodo storico del libro è la cosa che ho trovato più interessante: uno studioso del 2119 si occupa della letteratura tra il 1990 e il 2030, si appassiona al caso di un componimento poetico apparentemente sublime che viene citato ma non si riesce a trovare. È molto particolare l’idea di un punto di vista dal futuro che analizza gli anni presenti come fossero passato, soprattutto per il tipo di fonti a disposizione (mail, messaggi, diari… Ma di questo ho scritto anche qui).
3. Il giorno dopo aver visto un film, se mi sono affezionata ai personaggi, ho la sensazione di poter ritornare da loro. Come si fa con i libri o le serie. Ci rimango sempre un po’ male, a ricordarmi che la storia invece è finita. E questo mi è capitato con Gioia mia. Italianissimo, su un’estate italiana (e, scopro ora: David di Donatello a Margherita Spampinato come miglior regista esordiente).
4. Isabel Allende è una scrittrice disciplinata. Mi piace molto quando descrive la parte del risultato, paragonando il processo di scrittura a quello di allenamento degli sportivi:
What matters is the performance at the end, the result. Sometimes I research a whole book for one sentence, but that’s part of the job, part of the training, so that the performance will be impeccable. Nothing comes out of thin air.
Ciò che conta è la performance finale, il risultato. A volte faccio ricerche su un intero libro solo per scrivere una frase, ma fa parte del lavoro, fa parte dell'allenamento, affinché il risultato sia impeccabile. Nulla nasce dal nulla.
5. Questa intervista a Zach Galifianakis. Che ridere. L’avete guardato poi This is a gardening show?
ZG: I like to observe and look at people. Hi everybody.
JK: You like people. You like people so much you moved to an almost unpopulated island.
ZG: Mi piace osservare e guardare le persone. Buonasera a tutti.
JK: Ti piacciono le persone. Ti piacciono così tanto le persone che ti sei trasferito in un’isola quasi deserta.
6. Ho finalmente trovato la calma necessaria per dedicarmi all’ascolto della storia di Giovanna Arnaud, raccontata da Giulia Depentor nel suo podcast Camposanto. Mi tocca sempre da vicino quando narra di persone sepolte nel cimitero di San Donà di Piave perché è a una manciata di km da dove sono cresciuta. Sento di dover fare la mia parte nel ricordarle.
7. Bellissimo l’ultimo numero di Una goccia: morte della flânerie. Si parla di come camminare stia diventando un gesto obsoleto, quasi sospetto, e riveli una differenza di classe. Ma anche delle città, costruite intorno alle “esperienze”, e la conseguente scomparsa di tutto ciò che non permette di essere salvato, consumato e recensito.
8. Ho iniziato la seconda stagione di Tucci in Italy che è già partita benissimo con Campania e Sicilia. Sono arrivata in fondo alla prima puntata che mi sono dovuta fare un piatto di spaghetti. Molto interessante secondo me guardare le tradizioni del proprio paese attraverso gli occhi di chi non ci abita. Poi ho scoperto un sacco di cose di cui non avevo idea, tipo: le arance rosse reagiscono all’escursione termica dovuta al microclima dell’Etna ed è per proteggersi dal freddo che diventano rosse? Wow. Non vedo l’ora di arrivare a Sardegna e Veneto.
9. Federica Salto di La moda, il sabato mattina ha aperto il suo canale YouTube con cui si propone di portarci dietro le quinte delle sfilate e più in generale alla scoperta di chi, la moda, la fa. Nei primi due video si va a Palazzo Pitti per Simon Rocha e in Fondazione Prada per Prada, chiaramente.
10. Una creator che seguo ha definito YouTube university e sono d’accordo. Quante cose imparo? Stupendo questo video di Nicolò Balini sulle regole degli ebrei ultra ortodossi a New York.
Vi ringrazio di essere arrivati fino in fondo. Da oggi, se volete sostenere la newsletter, vi lascerò il link alla mia vetrina Amazon. Ho forse perso ogni principio? Spero di no. Mi piace l’idea di mettere a disposizione una lista ordinata di tutti i libri che negli anni ho citato qui. Vi prego di considerarla come l’ultima opzione di acquisto, dopo le librerie indipendenti e le librerie fisiche in generale. Nel caso sceglieste di comprare qualcosa per voi, però, con l’affiliazione una piccola percentuale arriverà anche a me.
Grazie di nuovo, e ad un altro martedì.
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A presto,
Veronica



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