Energia
Ti porta lontano

Bello e giusto seguire il flusso degli eventi, ma a volte, perché le cose accadano, ti devi pure un po’ sforzare. Buona lettura di Distrazioni #126, il mio personale traguardo della settimana nonché dimostrazione del fatto che mettere energia nelle cose può portare anche lontano, tipo a un archivio di 1260 link per intrattenerci. Buon divertimento!
1.
Cuore, stringimi forte
e portami via
dal culto del falso, la realtà surreale
che è diventata virale
che è diventata virale.
Dopo mesi che ascolto Il Male come supporto morale al pendolarismo, e dopo essere pure stata al live degli Zen Circus, di punto in bianco ho sentito le parole di Virale come per la prima volta, come una rivelazione, e non sono più riuscita a togliermele dalla testa. Credo che certe cose ci parlino nel momento in cui abbiamo la possibilità di ascoltarle.
2. Quando ho comprato L’educazione non sapevo fosse una storia autobiografica. L’avevo visto da qualcuno di cui mi fidavo e l’ho scelto istintivamente, senza preoccuparmi del contenuto. Quando l’ho cominciato mi sono crogiolata nell’idea che fosse il racconto di una vita vera, perché amo il genere. Man mano che giravo le pagine, però, mi sono un po’ pentita di questa gioia letteraria. E quando ho letto (due volte, perché non ci potevo credere) la data di nascita dell’autrice, 1986, mi sono venuti i brividi. Pensavo fosse una storia ambientata ai primi del 900, come minimo. Non c’è da stare allegri per quello che ha vissuto Tara Westover, d’altra parte lei fino alla fine descrive i fatti con un approccio quasi giornalistico, per cui mi sono sentita moralmente obbligata a sospendere il giudizio. Cresciuta da una famiglia di mormoni nelle montagne dell’Idaho, non sa niente del mondo. I genitori decidono di non mandarla a scuola, non farla curare dai dottori, e di non proteggerla da un fratello violento. Viene da dirsi che, tutto sommato, è stata fortunata a uscirne. Grazie al suo desiderio di imparare, con il supporto di chi ha visto il suo potenziale. Ma è difficile non pensare a quanta sofferenza debba aver accumulato, scoprendola tra l’altro in larga parte col senno di poi. È un libro che mi ha lasciato un grande senso di incredulità. Quante volte ho pensato “io non sarei mai sopravvissuta a questo”, nel corso della lettura, e che facile è vivere, senza dover scegliere tra la famiglia e un’educazione, tra studiare e mangiare, tra lavorare e farsi curare un dente.
Tyler si alzò e fece per andarsene. “C’è un mondo là fuori, Tara,” disse. “E ti sembrerà molto diverso una volta che il papà avrà smesso di sussurrarti all’orecchio cosa ne pensa.”
3. Non posso negare di aver sentito più volte l’eco di Unchosen, che ho visto di recente, mentre leggevo L’educazione. Per quanto mi sia sembrata assurda, dopo aver letto l’autobiografia di Tara Westover ho rivalutato anche il grado di impossibilità di questa storia ambientata nell’Inghilterra rurale odierna con protagonista una setta religiosa. Con le sue regole ferree e l’autoesclusione dalla società, si presenta come via per la salvezza. Ma può l’ignoranza salvare davvero dal male del mondo? Infatti.
4. L’intervista in sé mi ha messo a disagio - è pur sempre degli anni 80, con ritmo e argomenti da contestualizzare - rimane comunque una chicca questo speciale su Andrea Pazienza - Sulla carta sono tutti eroi, da poco su RaiPlay.
5. C’è una parola che mi è rimasta nella testa dopo aver girato l’ultima pagina di Ragazzo: intenso. A Zuzu sembra che le storie vengano direttamente dalla pancia. Le parole, le immagini, l’uso dei corpi e dei colori gridano vita - anche se, naturalmente, è una vita bella incasinata. Un ragazzo col cuore spezzato, uno scomparso, genitori che ogni giorno imparano ad esserlo di nuovo, le scene cinematografiche in auto, lungo la costa, le sbronze e le feste. Dopo tutto e prima di ogni cosa: l’amore. Ogni volta che sono entrata in un graphic novel dell’autrice ne sono poi uscita a pezzi, in mano solo ago e filo per rimettermi insieme in attesa di una nuova uscita. Ne è sempre valsa la pena.
6. Non giudicatemi ma non ne potevo più della promozione di Due spicci. Di certo ho l’algoritmo corrotto ma ho dovuto saltare decine di contenuti con il faccione di Zerocalcare e i Reel con l’armadillo. So che lavoro c’è dietro per cui non voglio mancare di rispetto a chi si è fatto il mazzo, ma avevo bisogno di un momento di detox per potermi godere davvero la serie. Che, ovvio, ho guardato. E amato in ogni fotogramma. Non so ancora come ne parlino le persone competenti (perché per il discorso di prima non ho letto niente in merito), so solo che Zero mi pare sia riuscito a fare un altro passo in avanti nella scansione dell’animo umano, con dei picchi di fragilità che spezzano il cuore e una sensibilità sempre fuori dal comune nel riuscire a parlare con onestà anche dei sentimenti più infimi.
7. Reputo Austin Kleon ormai da tanti anni mio mentore creativo. Da lui ho rubato questa impostazione a 10 punti della newsletter - mettendo in pratica gli insegnamenti del suo primo libro, Steal like an artist (ruba come un artista), che consiglio fortemente a chiunque abbia a cuore la creatività - e a lui continuo a tornare quando mi trovo un po’ a corto di motivazione. Ora che sono in attesa che mi arrivi il suo quarto libro, Don’t call it art, mi sto godendo alcune sue interviste in cui era live su Substack. Tipo quella con Gretchen Rubin e quella condotta da Jason Chatfield. Se lo seguite, diverse cose non vi suoneranno nuove, ma la quantità di riferimenti e citazioni e collegamenti che riesce a tirare fuori dal cilindro mentre risponde a qualsiasi domanda è per me sempre affascinante.
8. Rimaniamo su Austin Kleon perché, nel recente numero di Noted in cui è ospite, ci fa fare un tour dei suoi taccuini. Per quanto conosca ormai abbastanza bene la sua organizzazione di citazioni-archiviazione delle giornate-annotazioni scritte durante la colazione, nondimeno amo scoprire sue nuove pagine. Posso paragonare il guardare i diari altrui al piacere di entrare nelle case che non conosco. Le storie che comunicano, per quanto possano sembrare banali o comuni, non mi stancano mai.
9. A proposito di diari - o meglio di registrazione del proprio passaggio su questa terra - sto leggendo Quello che possiamo sapere e mi sta mettendo di fronte a una delle mie più longeve lotte interiori: come e quanto lasciare traccia della mia quotidianità. Ho sempre tenuto un diario e continuo a farlo nel modo in cui mi viene spontaneo, ovvero lasciando che sia la scrittura a tirare fuori da me ciò che deve, ma non riesco a non pensare che in un momento del futuro qualcuno, come accade nel libro, possa decidere di studiare usi e costumi di questo Millennio e analizzare tutte le fonti, compresi taccuini e scambi digitali. Chi sarò e che ruolo avrò per chi si dedicherà a scandagliare il passato? Cosa sto dicendo del nostro tempo? E dunque, sarebbe meglio bruciare tutto, ad un certo punto?
10. Per concludere, ieri sera siamo stati a vedere ISMO al Teatro Carcano per la sua prima data a Milano. Che ridere. Ha detto che metterà insieme il materiale di questo suo tour europeo per un nuovo comedy special, per cui spero di tornare prossimamente con un link da condividere. Sorpresona: ad aprire lo spettacolo c’era Ghemon! Da pochissimo sta portando in giro un suo pezzo di stand up in inglese. Non avevo idea di questa sua nuova carriera, è stato divertente.
Io vi ringrazio di essere arrivati anche oggi in fondo a questa lista, spero ci abbiate trovato qualcosa. Statemi bene e ci sentiamo prossimamente.
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A presto,
Veronica


Io Due spicci l'ho abbandonato. Non mi stava prendendo, ma leggendo il tuo entusiasmo, gli darò un'altra possiblità.