Appassionarsi
Le ossessioni degli altri sono anche mie

Non è una novità per me scoprire di potermi appassionare a quella che percepisco come l’ossessione di qualcun altro. Mi basta un tempo ragionevole trascorso insieme parlando di una cosa - ma si adatta anche alla visione di contenuti di persone che non conosco, alla lettura di un libro o all’ascolto di un podcast - per riuscire a condividere l’attrazione. Non che poi mi appropri della stessa area d’interesse, ma riesco a sentire quell’adrenalina e mi pare non ci sia troppa differenza da quella che provo quando deriva da quello che interessa me direttamente. Mi spiego? Ha un nome questo fenomeno? Be’, la puntata di oggi è dedicata in qualche modo alle ossessioni degli altri che hanno fatto appassionare anche me. Lo trovo un bel modo di sentirsi vivi. Benvenuti a Distrazioni #128.
1. Il solo fatto di essere riusciti a concepire e realizzare un film come Odissea per me è prova delle vette a cui possono arrivare gli esseri umani, volendo. Sfrutterò questo primo punto solo per dire che è uno dei film più belli che io abbia mai visto e che non pensavo di potermi commuovere soltanto nel provare a commentarlo, uscita dalla sala. Se potete, fatevi il regalo di andarlo a vedere al cinema. Due ore e cinquantatré minuti di emozioni per la trasposizione cinematografica di un’opera scritta intorno al VII secolo a.C., e l’avrei riguardato una seconda volta seduta stante. Quando si dice del potere di certe storie. Questa per me ha del sovrannaturale. (Recentemente avevo scritto de Il canto di Penelope, è stato interessante averlo in mente guardando il film).
2. Può un animale selvatico cambiare le abitudini di una donna adulta e in carriera, ridisegnare i suoi spazi di vita e lavoro, insegnarle a comprendere l’ambiente circostante? Io e la lepre è il diario della convivenza straordinaria di Chloe Dalton con questa creatura che ha deciso di fidarsi di lei. Le descrizioni dell’autrice sono vivide, piene di dettagli. E così è facile sentire sulla propria pelle il privilegio che ha avuto lei, di osservare la lepre da vicino, e lasciare che questa diventasse un’esperienza fondamentale.
Ma ogni scoperta, proprio come il passaggio di una cometa nel cielo, ampliava la mia percezione del mondo, lasciandomi nel cuore un senso di entusiasmo e di tepore. Mi bastava meravigliarmi che un solo pettirosso, cantando dalla cima degli alberi, potesse riempire con il suo trillo penetrante la vastità di un bosco d’autunno e, con l’ampliarsi della mia percezione, cresceva il mio senso di gratitudine per la lepre.
3. Non avrei scelto L’anno del pensiero magico in questo periodo. Conoscevo solo l’argomento principale (un lutto), per cui lo tenevo un po’ a distanza. Uno di quei libri che sapevo che prima o poi avrei letto, ma in fondo credevo non fosse mai il momento giusto. Però è andata come sempre, ovvero non sono stata io a scegliere, mi ha chiamato lui senza che potessi prevederlo. Il contenuto era sì drammatico, ma la forma della storia cambia tutto, e la scrittura di Joan Didion è stupenda. Senza autocommiserazione, pieno di ricordi descritti da uno sguardo acuto, per me è un libro su un amore indistruttibile.
4. Ho aspettato la stagione finale di The Bear come ho imparato ad aspettare il Natale da adulta: con trepidazione, con disillusione. Quella che serve a salvarti dalle cose che non vanno come avresti voluto. È stata una liberazione, sentire di nuovo il genere di emozioni scoperte con la prima stagione - solo più mature, ora, più complesse perché i personaggi non sono estranei. È stata bella questa ultima corsa, e qui ho pianto (non ci sono spoiler, è il monologo pre-servizio di Richie).
5. Il Giappone è patria di tante usanze che vanno dall’insolito al bizzarro, talvolta prendendo derive abbastanza scioccanti, almeno per chi le guarda da lontano. Rental Family si ispira al vero servizio che permette ai giapponesi di affittare attori per interpretare parenti, partner, amici, con l’obiettivo di salvare le apparenze, colmare un vuoto, ritagliarsi una posizione nella società. Il tema è tosto ma Brendan Fraser è di una dolcezza disarmante.
6. A novembre dell’anno scorso scrivevo di Orbit Orbit da totale fangirl, augurandogli che venisse ascoltato da tantissime persone e augurando a noi di essere coscienti di che artista sia Caparezza. L’album ha vinto la targa Tenco come migliore in assoluto del 2026 e i live del suo tour stanno andando progressivamente sold out, quindi direi che i desideri sono stati esauditi. Il 15 luglio al Parco della musica ho avuto la fortuna di esserci anch’io e di godermi uno spettacolo incredibile. Per più di due ore Caparezza è stato protagonista di una vera e propria sceneggiatura in cui canzoni dell’ultimo album convivevano serenamente con chicche del passato, alternate da pezzi di parlato che le raccordavano in un unico grande racconto. C’erano ballerini e coristi, sculture di cartapesta in movimento, costumi diversi per ogni brano. Il fumettista della copertina che ha disegnato live. I video di accompagnamento eccezionali. Volevo fare i complimenti al giovincello accanto a me che ha cantato non stop, educato ma entusiasta, emblematico di un pubblico di affezionati che mi ricordano il perché sia così bello andare ancora ai concerti.

7. Avete presente quando vi capita di scoprire una cosa al momento giusto, una cosa di cui avevate talmente bisogno che sembra sia stata creata proprio per voi? L’estate stanca mi ha fatto questo effetto (ma evidentemente se Sofia Fabiani ci ha fatto un ebook è perché non sono sola). Non posso farci niente, l’organizzazione è la mia àncora.
8. The piano lesson è la trasposizione cinematografica di un’opera teatrale vincitrice del Pulitzer, parte del cosiddetto Pittsburgh Cycle. Insieme di dieci rappresentazioni che Denzel Washington (produttore del film), è intenzionato a portare tutte sul grande schermo. Background che, devo dire, mi aveva già incuriosita abbastanza. Il fatto poi che la trama fosse costruita intorno a una storia familiare, con la disputa tra due fratelli sul vendere o meno un pianoforte, è stato un altro buon assist per la visione. C’è un bel crescendo di tensione, con i pezzi che pian piano forniscono il quadro completo e la giustificazione ai rancori. Ci sono i fantasmi, un momento di canto che evoca quello sui campi (da brividi), c’è l’irruenza di Willie Boy (già interpretato da John David Washington nella pièce teatrale) e la determinazione a non cedere di Bereniece (Danielle Deadwyler). E poi c’è Samuel L. Jackson. Ora sarebbe davvero stupendo poter vedere l’opera a teatro.
9. Tre persone diverse mi hanno consigliato Project Hail Mary parlandomene come di un film proprio carino. Ironico, tenero, da vedere. Confermo tutto. Nonostante l’abbia guardato un giovedì sera, sarebbe perfetto per la mia categoria film da domenica pomeriggio. Perché è lungo, ambientato nello spazio, avvincente al punto giusto e molto umano. Tra l’altro non sono grande fan di Ryan Gosling ma in questo ruolo di protagonista l’ho trovato proprio azzeccato.
10. Forse è stata l’influenza subliminale di Caparezza, forse è stato il fatto di aver accumulato numeri su numeri senza avere il tempo (senza che fosse il momento giusto) per riprendere il filo. Ma poi è arrivato un sabato stanco, senza progetti, e allora ho cominciato a leggere il quarto numero de La fine del mondo e sono arrivata fino all’ultimo arrivato nella cassetta della posta qualche giorno fa. È stato come ritrovare vecchi amici - un po’ come quelli che a più riprese compaiono nelle storie della rivista. Che bello vedere cos’avevano da raccontarmi. Tra l’altro ho scoperto una serie di autori che voglio conoscere meglio, è sempre una gioia quando dell’arte conduce ad altra arte.

Vi ringrazio di aver letto fino a qui, spero vi sia piaciuta la lista di oggi. Bevete tanto e iniziate a rilassarvi, se potete.
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A presto,
Veronica



Mi riferisco alla domanda nella tua introduzione, l'appassionarsi alle passioni altrui, un po' da impostori sensibili
Ho fatto la stessa domanda alla mia psicoterapeuta, giuro.